Diabolik (1965) Seth Holt

Creato nel 1962 dalle sorelle milanesi Angela e Luciana Giussani ispirandosi a figure della letteratura pulp quali Rocambole e Fantômas, Diabolik rivoluziona il fumetto italiano promuovendo a protagonista un criminale che non ha altro scopo se non quello di accumulare ricchezza, escogitando “colpi” complessi e spesso sensazionali e non disdegnando l’omicidio per raggiungere i suoi obiettivi. Malgrado già dopo qualche numero i tratti più spigolosi del personaggio vengono smussati, il fumetto delle Giussani suscita scandalo e scatena le ire dei benpensanti; ma il successo di pubblico è tale da generare frotte di imitatori, e presto le edicole vengono invase da epigoni più o meno dichiarati, che oltre ai tratti salienti condividono col personaggio un’altra caratteristica peculiare: la K nel nome.

L’idea di portare Diabolik sullo schermo viene al produttore Tonino Cervi, titolare della Italy Film. Dopo Deserto Rosso (1964) di Michelangelo Antonioni e altre felici incursioni nel cinema d’autore (Gli innamorati, vincitore del Nastro d’Argento, La notte brava, La lunga notte del ’43) il produttore è alla ricerca di un progetto in grado di dialogare col pubblico. Diabolik, che in soli tre anni è diventato un autentico fenomeno di costume, gli appare come la scelta perfetta.
«L’eroe dei fumetti delle sorelle Giussani mi piace molto», racconta il produttore al giornalista Antonio Quaranta, «e con qualche trasformazione può diventare sullo schermo un personaggio straordinario. Non è né un poliziotto, né una spia, né un giustiziere, né un ladro-gentiluomo. È un superman, al di fuori d’ogni legge e d’ogni regola». [1]
Altrove, Cervi si dimostra meno entusiasta del personaggio, e da altre dichiarazioni rilasciate all’epoca si capisce che non aveva particolarmente a cuore il progetto: «Era un pezzo che pensavo a un film tratto dai fumetti. Per esempio Gordon o L’uomo mascherato. Ma personaggi simili possono funzionare sullo schermo solo se vengono raccontati in un certo modo, spendendoci un patrimonio. Secondo me, un buon film su Gordon oggi sarebbe un successo clamoroso […] però costerebbe come Cleopatra. Io mi devo accontentare di una cosa più modesta e faccio Diabolik». [2]
Con gli incassi di questa pellicola, Cervi spera comunque di riuscire realizzare il suo sogno nel cassetto: produrre un film diretto a sei mani da tre dei più grandi registi della storia del cinema: Fellini, Bergman e Kurosawa.
La Italy Film acquista quindi per venti milioni di lire i diritti sul personaggio dalla casa editrice Astorina e propone un accordo al distributore Dino De Laurentiis: un anticipo di cento milioni in cambio dei diritti di sfruttamento dell’opera in perpetuo. De Laurentiis concede solo settanta milioni, ma riesce in poco tempo a mettere in piedi una coproduzione tra Italia, Francia (Les Films Marceau e Cocinor) e Spagna (A.S. Film Produccion e Impala).
L’adattamento cinematografico è affidato alle penne di Giampiero Bona e Fabrizio Onofri, ai quali viene esplicitamente chiesto di evitare ogni possibile aspetto che possa turbare i censori. La stampa descrive in dettaglio le varie licenze dal fumetto «Il Diabolik del cinema anche per evitare gli scogli della censura, sarà un po’ meno crudele dell’originale», scrive Giorgio Martini sulle pagine di Bella, «e si batterà soprattutto con altri delinquenti della sua classe, lasciando in pace le persone oneste e anche lo sfortunato ispettore Ginko, capo della squadra omicidi che da anni dà inutilmente la caccia al criminale fantasma. Al posto di Ginko, relegato nel film in un ruolo secondario, vedremo un super antagonista a livello di Goldfinger di 007». [3]

diabolik fumetto

«Quando Tonino Cervi annunciò che avrebbe portato sullo schermo Diabolik», conferma un articolista di Telestar, «egli precisò che avrebbe rielaborato completamente il personaggio […]. [Diabolik] non si renderà responsabile di alcuna impresa criminosa, opererà in un mondo in cui non vi sarà polizia. In un certo qual modo egli diventerà un personaggio letterario, un superuomo romantico che userà le armi prestigiose del talento, dell’intuizione, della folgorazione, della divinazione. Non a caso egli legge Nietzsche e Freud. Non mostrerà alcun segno del sado-masochismo di cui appaiono carichi certi eroi odierni, non solo dei fumetti ma anche della letteratura, del teatro e del cinema». [4]
Insomma un Diabolik che avrà ben poco in comune con il suo alter ego cartaceo, tanto è diverso il personaggio che si appresta ad arrivare sugli schermi.
La sceneggiatura, presentata il 4 agosto 1965, passa prevedibilmente senza problemi il vaglio della Commissione preposta all’analisi preventiva dei copioni, e il Ministero dello Spettacolo dà via libera alla produzione del film.
Il budget messo insieme dai finanziatori si aggira attorno ai cinquecento milioni di lire. Il piano di lavorazione prevede 29 giorni di riprese in Italia, 17 in Spagna, 14 in USA e 9 in Messico.
A dirigere viene chiamato il regista e montatore inglese Seth Holt, al quale è affiancato l’italiano Nino Zanchin, e il francese Antonio Brandt in qualità di aiuto regista, per soddisfare i requisiti richiesti dalle leggi sulle coproduzioni.

diabolik filmPer il ruolo principale, il 3 maggio 1965, nell’albo a fumetti Diabolik – L’artiglio del demonio (n. 9 , seconda serie, 3/5/’65)  apparve un annuncio della Italy Film: «si cerca un nuovo attore», e si invitava chiunque rispondesse alle caratteristiche richieste («volto maschio e bello – occhi chiari – altezza 1,80 (minimo) – corporatura atletica») a prendere contatti con la produzione. Ma la scelta di affidare la parte a uno sconosciuto è presto accantonata in favore di un attore di fama internazionale e comprovato talento: si vorrebbe Alain Delon, ma le esorbitanti richieste dell’attore costringono Cervi a optare per il più economico Jean Sorel, sulla breccia grazie al viscontiano Vaghe stelle dell’Orsa.

Sorel, dal canto suo, accetta con entusiasmo il ruolo propostogli: «Credo sia il momento più opportuno per interpretarlo», dirà alla stampa, «Diabolik del resto è una creatura insolita, degna di rispetto: è colto, è laureatissimo, parla otto lingue eccetera. Non si è nel mondo della fantascienza più banale. È giusto che si faccia un film del genere, a patto che lo si faccia bene, naturalmente». [5]
Per il ruolo di Eva Kant, l’affascinante partner dell’anti-eroe in calzamaglia, Cervi vorrebbe Virna Lisi, ma è costretto a ripiegare su Elsa Martinelli: «Virna Lisi sarebbe stata un’Eva stupenda. Ma Virna è impegnata almeno per un anno e io inizierò il mio film a settembre».

diabolik elsa martinelli

«In ogni modo», si lascia scappare il produttore facendo storcere il naso ai fan più oltranzisti del fumetto, «Eva ha un’importanza relativa, come pure tutti gli altri personaggi di contorno. La mia pellicola si baserà soprattutto sulle trovate tecniche, sulla larghezza di mezzi: lo girerò a colori, su schermo gigante». [6]
ll ruolo di Richness, il personaggio del super criminale antagonista di Diabolik, viene invece affidato all’americano George Raft; la parte di Myheart, la sua segretaria graziosa e  svampita, va invece a Marilù Tolo, dopo che per un po’ è stata tenuta in predicato Maria Grazia Buccella. Completano il cast Venantino Venantini nel ruolo di Nizan, spietato killer al soldo di Richness, e il nano Jimmy Karoubi.
Le riprese iniziano il 20 settembre 1965 e subiscono un primo stop il 18 di ottobre: Raft si ammala ed è costretto a lasciare il set. Viene sostituito in fretta dal francese Gilbert Roland, ma il regista è costretto a mandare al macero il materiale filmato fino ad allora e a rigirare daccapo tutte le scene con il nuovo attore.
La parte spagnola delle riprese viene ultimata, ma il 13 novembre la lavorazione si interrompe nuovamente e definitivamente, «per motivi tecnici e di sceneggiatura». [7]
Le cause reali di questo brusco e inaspettato arresto non sono state mai chiarite ufficialmente, e al tempo sono circolate varie voci. «La sorte di Diabolik […] è tuttora avvolta nel mistero», scrive il settimanale A.B.C. in un articolo datato 9 gennaio 1966, «Di certo si sa che la lavorazione è stata sospesa. Circa i motivi della sospensione, però, esistono versioni assai diverse l’una dall’altra. Secondo quella messa in giro dall’entourage del regista, l’inglese Seth Holt, quanto è accaduto andrebbe addebitato al produttore Tonino Cervi, il quale, dopo alcuni giorni di riprese, sarebbe rimasto senza un centesimo. Per ovviare a tale inconveniente, Cervi avrebbe escogitato un curioso stratagemma: facciamo in modo che il regista se ne vada, così incassiamo i soldi dell’assicurazione; poi terminiamo il film. Piano abbastanza semplice, come si vede, tranne che in un particolare: perché il regista sarebbe dovuto andarsene? Cacciare una persona è facile, ma farla andare via di propria volontà è piuttosto complicato. A tale scopo il produttore avrebbe ordinato alla troupe una specie di “congiura del silenzio”: nessuno avrebbe dovuto rivolgere la parola al regista né rispondere se questi gli avesse chiesto qualcosa. Cervi però non avrebbe fatto i conti con la proverbiale flemma britannica e Seth Holt, mangiata la foglia, se ne sarebbe andato soltanto dopo aver visto l’avversario alzare le braccia in segno di resa rinunciando al film, lasciandolo nelle mani del distributore Dino De Laurentiis. Secondo gli amici di Tonino Cervi, invece, non erano gli altri a non rivolgere la parola al regista, bensì il regista, che non parlava ad alcuno per il semplice fatto che non aveva nulla da dire. E la crisi sarebbe scoppiata il giorno in cui il protagonista del film, Jean Sorel, avrebbe detto chiaro e tondo che lui non se la sentiva di sopportare oltre un regista che si preoccupava assai più di scolare bottiglie di whisky che non di dirigere gli attori». [8]

diabolik jean sorel

Oggi siamo in grado finalmente di fare luce sulle vicenda. L’ arresto delle riprese venne ordinato dallo stesso Dino De Laurentiis, dopo aver visionato il materiale girato da Seth Holt.
In una lettera, conservata ancora oggi nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma, il celebre produttore/distributore spiega in dettaglio agli altri finanziatori i motivi che lo hanno portato a prendere quella decisione:
«Le riprese sono state interrotte per salvaguardare il denaro di tutti. Questo perché il materiale girato era di un livello talmente scarso, sia da un punto di vista artistico che commerciale, da farci chiaramente capire che a continuare su quella strada si andava incontro ad un disastro. Non si può ravvisare colpa o torto a nessuno se invece di persistere in un errore iniziale, che avrebbe sicuramente portato al completamento di un prodotto destinato al fallimento, si sia deciso di riparare all’errore stesso interrompendo la lavorazione per cercare un nuovo regista e correggere la sceneggiatura».
I buoni propositi di De Laurentis non bastano a sedare gli animi degli altri produttori, i quali ricorrono a maniere forti: le società francesi denunciano la Italy Film e chiedono l’immediato scioglimento del contratto; la spagnola A.S. Film Producción confisca invece il materiale girato e trattiene abusivamente le attrezzature tecniche noleggiate dalla compagnia italiana (macchine da presa, costumi, armi) provocandole un danno economico tale da portarla sull’orlo del fallimento. Ancora una volta è De Laurentis a fare da deus ex machina, facendosi carico di tutte le spese contrattuali della Italy Film e liquidando le varie parti.
La società di Cervi è però estromessa dal progetto e le viene altresì proibito di utilizzare anche parzialmente il materiale girato.
Di lì a poco sarà ancora De Laurentiis a portare sullo schermo il personaggio delle sorelle Giussani, con Mario Bava in cabina di regìa.

NOTE:
[1] Antonio Quaranta, Produrrò il film “Diabolic” [sic] per fare il ragazzo cattivo, in «La Gazzetta di Latina», 16/5/65.
[2] Nero Minuzio, Mandrake Ciak, in «L’Europeo», 9/5/65.
[3] Giorgio Martini, Gli occhi di Diabolik, in «Bella», 26/8/65.
[4] C. M., Il fumettistico “Diabolik” legge Nietzsche e Freud, in «Telestar», 13/8/65
[5] Sergio Ascanio, Parla Jean Sorel, in «Il Gazzettino», 5/9/65.
[6] Paola Dessy, Alain Diabolik, in «BIG», 3/7/65.
[7] l virgolettato è tratto da una nota siglata dalla Italy Film e indirizzata al Ministero del Turismo e dello Spettacolo.
[8] Non firmato, L’inglese flemmatico e l’italiano nei guai, in «A.B.C.», 9/1/66.

Ma cosa c’era di tanto sbagliato nell’adattamento cinematografico diretto da Seth Holt? La risposta è nella sceneggiatura, di cui vi proponiamo un dettagliato resoconto.

 SCENEGGIATURA DIABOLIK (1965)

«Jean Sorel farà un tuffo da 70 metri, credo di aver capito da una torre di Acapulco, e a New York girerà nel quartiere italiano, compiendo gesta simili; prima o dopo che un gruppo di elicotteri avrà distrutto un grattacielo americano, egli avrà a che fare con un pesce nella cui gorgiera nasconderà favolosi diamanti» dichiarava il press-agent di Jean Sorel alla giornalista Silvana Gaudio, il 13 settembre 1965[1].
Il film Diabolik teneva catalizzata l’attenzione della stampa, ma il silenzio di Tonino Cervi circa i contenuti della sua opera faceva sì che i giornali pubblicassero indiscrezioni spesso di pura fantasia.

Non di rado erano gli stessi attori e tecnici impegnati nella lavorazione a farsi beffa dei giornalisti: «Diabolik camminerà tranquillamente sott’acqua, si farà trascinare da pescecani ammaestrati che gli serviranno anche da cassaforte perché i diamanti e le perle rubate saranno custodite in speciali tasche sotto la gola dei pescecani. Volerò solo e volerò con tanto di macchina», raccontava per esempio lo stesso Jean Sorel a Rossana Ombres del quotidiano Stampa Sera.[2]
Altre sedicenti indiscrezioni vennero pubblicate da Giorgio Martini sulle pagine di Bella: «Diabolik secondo il copione dovrà camminare sui cornicioni di un grattacielo, farsi trainare sul mare da squali ammaestrati, compiere prodigi di audacia e di forza. I cinque squali avranno intorno al collo un collare forziere nel quale il diabolico Diabolik nasconderà le pietre preziose frutto delle sue rapine».[3]
Nessuna delle scene sopra descritte sono tuttavia presenti nel copione di Diabolik, il quale si compone di 197 pagine formato A4.
La sceneggiatura, di cui proponiamo di seguito un dettagliato resoconto, non è divisa in scene, ma in 13 sequenze numerate. Tutti i virgolettati sono citazioni letterali dello script.

Sequenza 1°
Grattacielo di New York – Sera:
Un uomo (Diabolik, in abiti fittizi) sale in ascensore a arriva all’ultimo piano del grattacielo. Ha l’aspetto «di un autorevole a rassicurante capotecnico», con cappello di feltro e una complessa attrezzatura comprendente contatori, pile, borsa con attrezzi, tubi e ossigeno.
L’ascensore ferma al ventisettesimo piano. Diabolik esce dal lift e si ritrova in un pianerottolo interrotto da scintillanti sbarre d’acciaio. Poco oltre lo sbarramento, due guardie private armate di mitra proteggono un ingresso contrassegnato da una scritta: Canadian National Bank.
Diabolik si avvicina sicuro e mostra loro un tesserino. Esaminandolo, una guardia commenta: «La banca è chiusa da venti minuti… I controlli si fanno sempre nell’orario di chiusura… Si accomodi signor Baldwin!», e pigia un pulsante che fa scattare un piccolo cancello.
Gli agenti fanno strada e scortano il Nostro a un ascensore privato che li conduce al 29° piano, direttamente all’interno della banca. Vi sono «pareti d’acciaio, cassette di sicurezza, occhi elettrici»; al centro, «un basamento in pietra, ma vuoto, senza statue». Diabolik finge di armeggiare con gli attrezzi, poi si dirige verso il bagno. Dopo una breve attesa le guardie vanno a cercarlo, ma trovano il wc vuoto.
L’allarme scatta, poliziotti armati fino ai denti iniziano a setacciare ogni piano del grattacielo, ma Diabolik, ora nella sua tipica veste in calzamaglia nera, è riuscito a introdursi nel caveau attraverso il condotto dell’aria e ha già aperto due cassette di sicurezza. La prima contiene «diamanti di raro splendore, di insolita grandezza», la seconda «diamanti sfusi e una collana meravigliosa». Diabolik intasca tutto, ridendo soddisfatto.
Fuori dal caveau, di nuovo nel pianerottolo, manda in frantumi un’enorme vetrata circolare e mette in funzione la strana macchina che ha sulla schiena: «somiglia vagamente ad uno di quei respiratori di grande profondità che usano i sommozzatori, solo che da fondo dei grossi tubi che la compongono comincia ad uscire un duplice getto di grande forza propulsiva che prima solleva l’uomo dal davanzale e poi, aumentando, lo spinge a volo nel vuoto».
La nera figura sorvola la città, i suoi occhi «scintillano di ferocia insieme ad allegria».
Durante il volo si avvicina ad una finestra aperta: una ragazza nuda sta prendendo un bagno. Diabolik fa un cenno di saluto, la ragazza sviene.  Il nostro si allontana volando, «quasi nero pipistrello senza ali, sopra la città».

Sequenza 2°
Esterno e interno villa di Diabolik:
Diabolik, sorvolando i cieli, arriva in prossimità della sua villa e vi entra attraverso una sezione apribile del tetto. Eva Kant è lì ad attenderlo.
La villa è arredata a mo’ di laboratorio: si scorgono un apparecchio radiofonico, un fucile a gas, pistole a raggi, alcune minuscole pillole con la dicitura Atomic Energy, uno schedario a muro con appesi i più incredibili oggetti per scasso; e ancora: pipe a forma di stiletto, pugnali e una vasta biblioteca con volumi come The Great Crimes of History, Sexus et Crime, Criminology and Psicology, Il diamante e la sua tecnica, The Superman, The Banks of World, Come diventare presidente.
Diabolik si toglie la maschera in pelle sintetica del signor Baldwin e mentre ascoltiamo il tema musicale associato alla sua figura, vediamo finalmente il suo vero volto: «È maschio e bello, gli occhi sono chiarissimi, intelligenti, l’espressione è simpatica nonostante un’ombra di crudeltà l’indurisca. È la vera faccia del superman».
Diabolik ripone la maschera in una tipoteca somatica, che ne contiene altre così realistiche da sembrare vive. Una targhetta riporta i nomi dei personaggi che rappresentano: Lomis Forst, capo della polizia; Albert Fin, presidente della Canadian Bank; Peter Lower, ministro della Giustizia; dr. George Bradley, veterinario…
Nello spogliatoio, Diabolik è accolto da una giovane ragazza di colore, seminuda, esperta in massaggi esotici. È un regalo di Eva per la buona riuscita del colpo.
L’uomo accetta di buon grado le carezze della giovane, ma la congeda quando la situazione si scalda troppo. Eva si sostituisce a lei. Diabolik le dona la collana di diamanti appena rubata. I gioielli luccicano tra due seni stupendi, che il Nostro inizia a carezzare.
«Il corpo ha ancora un fremito, poi la mano dell’uomo esce di campo dopo aver afferrato un attimo il seno di Eva».
La sequenza è accompagnata dal brano musicale associato alla compagna di Diabolik.

Terminato l’atto d’amore, Diabolik è di nuovo nel suo laboratorio. Lancia una pistola in aria e l’oggetto va a incollarsi di colpo al centro di una grossa lastra di ferro, ovviamente calamitata. Dopo la pistola, altri oggetti incontrano il medesimo destino.
«È la calamita più potente che sia mai stata creata», esclama Diabolik scoppiando a ridere.
«Perché ridi?», chiede Eva.
«Penso a Richness…».

Sequenza 3°
Villa di Richness ad Acapulco – Interno giorno:
Il personaggio introdotto poc’anzi dal breve scambio di battute ci appare ora all’interno della sua villa mentre sfoga la rabbia per l’ennesimo furto andato a segno di Diabolik. L’ingresso in campo di Richness è accompagnato come di consueto dal commento sonoro associato al personaggio.
Myheart, la sua segretaria, è invece impegnata a trascrivere il valore in dollari di alcuni quadri antichi, gli stessi visti in foto nel quartier generale di Diabolik: è evidente che i due stanno lavorando allo stesso colpo.
Richness prende in braccio Killer, il suo adorato cagnolino, e cerca di consolarsi guardando alla tv alcune immagini di donnine in costume da bagno: sono filmati realizzati appositamente per il suo diletto da Nizan («un giovane tedesco tipo SS») e dal suo assistente nano, i suoi fedeli collaboratori.
Richness prende un walkie-talkie e convoca i due nel suo ufficio.
Nizan e il nano, a bordo di un elicottero con disegnata una grossa “R” su una fiancata, stanno sorvolando nel mentre un campo di nudisti. Per un po’ ignorano l’ordine del capo e continuano a girare. Dal suo televisore, Richness vede in diretta le immagini catturate con perizia dal nano: «una grossissima signora, seminuda, con un salvagente in forma di elefante di gomma e tutta coperta di Nivea Cream si sta buttando dal trampolino».
Richness, esterrefatto per quanto ha appena visto, va su tutte le furie: urla al walkie-talkie, picchia l’apparecchio con violenza. Dall’altro capo della linea, i due capiscono l’antifona e fanno ritorno al quartier generale.

Sequenza 4°
Villa Richness – Giorno:
Richness, Nizan, Nano, Myheart e altri quattro gorilla stanno guardando su una specie di tecnigrafo delle foto di un elegante edificio di New York.
«Questa è la Lincoln Gallery, dove faremo il colpo», spiega R. al gruppo. Alle immagini del luogo seguono fotografie di splendidi dipinti. Il quadro di una donna nuda (La Venere di Modigliani) è commentato con un fischio compiaciuto da qualcuno di loro, e ciò fa di nuovo perdere le staffe a Richness.  Ritornato in sé, il boss allerta i suoi uomini sull’importanza di battere sul tempo Diabolik, ma le sue parole vengono di nuovo interrotte: Nano si sta divertendo a stuzzicare Killer: gli tira la coda, gli morde le orecchie; il cane cerca invano di azzannarlo.
Richness picchia furiosamente Nano, poi finisce di impartire le sue istruzioni ed esce dalla villa seguito dalla sua banda. Sono diretti alla volta di New York.
Prima di salire in macchina, Nano dà una palpatina al fondoschiena di Myheart ricevendo per tutta risposta una borsettata in volto che lo mette k.o.
Le auto attraversano in fila strade di Acapulco infiorettate di grandi insegne luminose con gigantesche “R” intermittenti, e all’aeroporto un vero e proprio esercito scorta Richness al suo aereo privato.

Sequenza 5°
Padiglione della Lincoln Gallery – Interno giorno:
Nell’edificio, gran confusione per l’imminente esposizione di dipinti preziosi. Il direttore è preoccupato perché non gli sono ancora state recapitate le cornici richieste per i quadri, ma la segretaria lo rassicura: la ditta incaricata ha assicurato che la merce è già in viaggio.
Viale asfaltato in parco – New York – Giorno:
Un autocarro giallo con scritta azzurra sui fianchi “Tutto per l’arte  – Società arredamenti e cornici – Specialità in mostre” sta procedendo a velocità sostenuta.
Improvvisamente, da un lato della strada, sbuca un furgoncino marrone che colpisce l’autocarro mandandolo fuori strada. Vi esce un omino dall’aria innocua e divisa da operaio: è Diabolik, ovviamente, in uno dei tanti travestimenti.
Con un colpo ben assestato di Karatè mette fuorigioco l’autista, sostituisce le cornici con altre rivestite di uno speciale metallo e si mette alla guida dell’autocarro. Prima di partire ha però l’accortezza di far ridestare il malcapitato autista con un paio di buffetti sulla guancia, e si scusa per l’accaduto.
Lincoln Gate – Esterno mattina:

L’ora dell’inaugurazione è giunta. All’esterno del Lincoln Gate si ammassano frotte di curiosi, fotografi, auto di lusso.
Sul posto arrivano anche Richness e la sua banda.
«Approfitta per farti una cultura» dice Richness al nano, il quale risponde mimando goffamente l’immagine della Venere dipinta da Modigliani. L’effetto è rivoltante.
In disparte, Diabolik studia un po’ la situazione, poi mette in moto l’autocarro e lo posiziona  davanti l’ingresso dell’edificio.
Dall’altro lato spunta invece un’auto di grossa cilindrata dalla quale esce Eva Kant, anch’ella nascosta da un camuffamento ad hoc: è agghindata come una diva del cinema. Alla sua vista, alcuni gridano: «Mio Dio è la Bardot!!!», e presto l’attenzione di tutti, poliziotti compresi, si sposta verso la sedicente diva, permettendo a Diabolik di agire indisturbato. Il supercriminale apre il retro del furgone e attiva la potente calamita vista già nel suo laboratorio: tutti i quadri, grazie alle cornici speciali consegnate da lui stesso al direttore del museo, si staccano dalle pareti e vi si vanno ad incollare.
Richness si vede soffiare il bottino da sotto il naso, ma riesce soltanto a dire, quasi tra sé, «No, ti prego, la Venere no». Ma Diabolik ha messo in moto il suo mezzo e in un lampo sfreccia via; a nulla servono i colpi di pistola di Nizan, sparati quasi per inerzia.

Sequenza 6°
Stanza d’albergo – Interno notte:
Dettaglio di una mano guantata di nero che soffoca con un tampone di cotone una vecchia signora elegantissima, seduta nel boudoir della sua stanza. La vecchia stramazza senza un grido. La mano le strappa di dosso i gioielli e afferra uno scrigno da un tavolo.
Esterno facciata albergo – Esterno notte:
Un minuscolo Diabolik in calzamaglia nera corre per il cornicione e si infila nel secchio di una carrucola, con il quale discende il palazzo.
Una macchina è ad attenderlo sul ciglio della strada sottostante.
Improvvisamente, il portiere dell’albergo esce all’esterno, vede la scena, ma prima che riesca a dare l’allarme viene freddato con un colpo di pistola da Nizan, seduto alla guida dell’auto. Il minuscolo Diabolik arriva a terra e saltellando entra in auto: è il nano, vestito con una calzamaglia nera.
La macchina parte e si allontana nell’oscurità.
Ufficio/Appartamento Richness – New York – Interno giorno:
Sul tavolo, lo scrigno aperto con i gioielli.
Myheart li sta catalogando uno a uno, ma ha difficoltà a riconoscere le pietre a causa della sua miopia. Richness si innervosisce.
Arriva anche il nano allorché la radio sta dando la notizia del colpo: «La vecchia miliardaria Barbara Liver, regina dei grandi magazzini, è stata uccisa stanotte e rapinata..».
Nello stesso istante irrompe Nizan, sventolando un giornale con la prima pagina dedicata al crimine commesso. L’articolo riporta: «Pare che un uomo di piccolissima statura, forse un nano, sia stato visto calarsi giù dal muro del Palace Hotel subito dopo il delitto.Il cosiddetto nano avrebbe indossato una tuta nera come il famoso criminale».
Richness molla uno scapaccione sul muso del nano, che rotola sul pavimento:
«Deficiente! Adesso non potrai più farti vedere in giro».
Nizan suggerisce al capo di procurarsi un altro nano. Quando torna la calma, Myheart legge a Richness gli appuntamenti per l’indomani: tra le varie cose, ha un importante pranzo al Liberty Club con il capo della polizia, ma alle 15:00 deve portare Killer dal veterinario, per la toilette. Quest’ultimo impegno viene delegato a Nizan.
Corridoio Villa Richness:

Diabolik non ha digerito la maldestra imitazione del nano e mette a punto la sua vendetta. Indossando una maschera che riproduce alla perfezione i lineamenti di Nizan, s’intrufola nella villa di Richness, spezza il collo senza troppa difficoltà a un sorvegliante ed entra nella stanza dove Myheart sta ancora catalogando i gioielli. Diabolik glieli strappa dalle mani. La ragazza è stupefatta, ma non tarda a capire che quell’uomo dinnanzi a lei non è il vero Nizan.
Diabolik la invita a non gridare, poi la spoglia, giace con lei, infine la lega e si allontana con i preziosi. Myheart lo segue con lo sguardo, rapita dal fascino magnetico di quell’uomo.
Il nano, da dietro una porta, ha osservato il tutto.
Poco dopo Richness irrompe nella stanza, seguito dai suoi uomini. Nizan, il vero Nizan, stordito con un colpo in testa, viene fatto rinvenire. Myheart, ancora nuda e legata sul divano, viene liberata.
Frattanto arriva il nano e racconta ciò che ha visto, mimando addirittura l’atto sessuale:
«Facevano l’amore capo! Facevano l’amore! Lui la teneva così…! ».
Richness lo fa tacere, ma le parole del nano lo illuminano: ora ha chiaro perché Diabolik riesce ad anticipare le sue mosse, perché Myheart è una sua complice!
Myheart non ha il tempo di spiegarsi che Nizan, obbedendo al capo, la pugnala a morte.

Sequenza 7°
Salone di bellezza Laika – Interno giorno:
Nizan porta Killer al centro di toilette per cani. Lo accoglie una signora bionda molto appariscente: è Eva Kant.
Nello studio, Diabolik veste i panni di un veterinario. La coppia prende in consegna il cane, come di consueto. Inseriscono nella pancia dell’animale una microspia e dopo qualche ora lo riconsegnano all’ignaro Nizan.
Questo stratagemma permette loro di monitorare costantemente Richness.
Grande albergo di New York – Strada e hall – Esterno giorno:
Una serie di auto di lusso si fermano davanti alla hall di un albergo. Uomini elegantissimi entrano in fila, tutti diretti alla stanza n. 313, dove Sir Houston sta per tenere un importante discorso.
L’argomento è “l’affare Wong”. Gli invitati sono i principali commercianti di diamanti del mondo.
Sir Houston spiega con chiarezza cosa sta per accadere alla loro attività se non verrano presi opportuni provvedimenti: in Cina sono stati creati centinaia di diamanti artificiali utilizzando la formula del dr. Wong, un brillante scienziato recentemente scomparso. Wong ha portato con sé nella tomba la sua scoperta, ma lo stock di pietre create in laboratorio è sopravvissuto e ha un valore di mercato di oltre 250 milioni di dollari; e se i preziosi artificiali venissero sciaguratamente immessi sul mercato, il prezzo dei veri diamanti non raggiungerebbe probabilmente quello degli ortaggi. Ma i cinesi sono disposti a trattare e hanno offerto loro un accordo: chiedono “appena” 25 milioni di dollari per distruggere l’intero stock.
Sir Houston legge agli astanti le condizioni: «Se accettate autorizzeremo vostri incaricati ad assistere di persona alla distruzione dei diamanti. L’operazione e la consegna della somma pattuita dovrà avvenire a bordo della nave Vittoria che si troverà nelle acque di New York la notte del primo settembre». Ma cedere ai ricatti non si addice a uomini di quel calibro, quindi Sir Houston espone il suo piano: ingaggiare Richness e la sua banda, uccidere i trafficanti cinesi ed entrare in possesso loro stessi delle pietre artificiali.
Tutti i presenti approvano e la seduta viene sciolta.

Sequenza 8°
Esterno/Interno esposizione mondiale di New York – Notte:

Richness e la sua banda al completo arrivano all’Odeon Theatre per assistere alla più importante esposizione di diamanti del mondo. La mostra è accompagnata da musica e da splendide ragazze in costumi discinti che sfilano sul palco indossando gioielli di rara bellezza.
Anche Diabolik è presente, questa volta mascherato da sergente di polizia.
Sir Houston va a sedersi accanto a Richness, si presenta educatamente e spiega al “boss” quanto già detto nella riunione. Gli offre poi cinque milioni di dollari per i suoi servizi. Sentendo la cifra, a  Richness viene quasi un infarto.
Diabolik dalla distanza ascolta tutto grazie a un microfono nascosto nel cappello.
Richness accetta la proposta di Sir Houston, il quale si congeda con una stretta di mano.
Diabolik sorride soddisfatto: gli si prospetta un ottimo colpo. Nell’immediato ha comunque altro a cui pensare, e si prepara ad agire…
Una grossa nuvola di fumo fuoriesce da un condotto dell’aria. Qualcuno, dalla platea, si mette a gridare: «Al fuoco! Al fuoco!». Nel teatro si scatena il panico. La folla corre verso l’uscita, i poliziotti cercano di mettere al riparo le modelle che indossano ancora i diamanti della sfilata.
Sergente-Diabolik dice ai gendarmi di fare entrare tutte le ragazze nella camera di sicurezza e indica loro una piccola porta in un angolo del teatro. Le guardie vi conducono le ragazze; anche Diabolk entra e spranga la porta. D’improvviso, la “stanza” inizia a muoversi e la m.d.p. rivela ciò che sta accadendo: non esiste nessuna camera di sicurezza, Diabolik ha fatto in modo che le ragazze entrassero nel retro di un camion guidato da Eva Kant.
Il mezzo si allontana a grande velocità. Il Nostro sfila uno ad uno i gioielli dalle fanciulle, poi le fa scendere in una stradina antistante. Tutte tranne una: una bellissima mulatta che porta con sé. «Questa la restituiremo domani», dice ad Eva con un sorriso ammiccante.
Richness, un po’ malmesso per i fumi inalati, urla la sua rabbia.

Sequenza 8 bis
Chinatown a New York – Esterno giorno
Diabolik, a bordo della sua Mini Morris, si ferma davanti a una vecchia stamberga.
Qui incontra Ci-Fu-Lai, un vecchio cinese, unico erede del dr. Wong nonché unico al mondo a conoscere la formula del defunto scienziato. Diabolik acquista dal vecchio formula e pietre artificiali e si allontana a bordo della sua auto. [4]

Sequenza 9°
Albergo New York – Appartamento Richness
Richness, nervoso, passeggia su e giù per la stanza, seguito passo passo da Nizan e dal nano. Killer, accucciato in un angolo, segue con le testa i loro movimenti.
Il nano rompe il silenzio con la solita frase fuori luogo e subito riceve dal capo un ceffone in pieno volto. Per tutta risposta, Nano sfoga la sua rabbia tirando un calcione a Killer.
Il colpo fa partire il registratore nascosto nella pancia del cane. Richness capisce allora che non era Myheart la traditrice e punta istintivamente la pistola sul cagnolino, ma poi decide astutamente di sfruttare la situazione a suo vantaggio.
«Questa volta lo becchiamo», dice ai suoi uomini riferendosi a Diabolik.
«Ma non sappiamo ancora che faccia ha», fa notare Nizan.
«Ma c’è qualcuno che lo sa», insiste il boss, «delle dodici indossatrici una non è stata ancora ritrovata, scovatela e portatela… ad ogni costo.»
Strada di New York – Esterno notte
Un’automobile nera percorre una strada e si ferma davanti a un edificio. A bordo ci sono Nizan e un altro uomo. I due si introducono all’interno dell’appartamento della ballerina di colore. Segue una breve colluttazione, poi Nizan e il compare escono con in braccio la ragazza priva di sensi.
L’auto riparte a tutta velocità.

Sequenza 10°
Spiaggia di Acapulco – Esterno giorno
Panoramica sulla spiaggia di Acapulco, non troppo affollata di turisti.
Diabolik e la sua compagna stanno praticando sci nautico; poi vanno a sdraiarsi in spiaggia e sorseggiano un buon cocktail. Sono vicinissimi alla villa di Richness.
Diabolik rassicura Eva: «Ancora non è tornato. Ma presto sarà qui».
Piscina ad Acapulco – Esterno giorno
Splendide ragazze in bikini circondano la piscina della villa di Richness, il quale arriva in costume da bagno ed è subito importunato da due vecchie signore che iniziano a fargli il filo.
Nizan arriva portando con sé Manuela, la ragazza rapita.
Senza tanti convenevoli, Richness inizia a chiederle con insistenze notizie di Diabolik, ma la fanciulla resta sul vago. Poi, sarcastica, gli dice «Verrà ad Acapulco… Può darsi ci stia già guardando», e gli spegne sul braccio una sigaretta.
Richness trattiene a stento un urlo di dolore e ordina a Nizan di portarla via.
«Delizioso temperamento», commenta una delle due vecchiette.

Sequenza 11°
Acapulco – Casinò di Richness – Interno notte
Eva e Diabolik siedono a un tavolo da gioco. Il Nostro sta vincendo una grossa somma grazie all’anello magnetico che indossa, in grado di controllare i movimenti della roulette.
Anche Richness, Nizan e Manuela sono al Casinò e si aggirano tra i tavoli scrutando attentamente ogni faccia. Manuela riconosce Diabolik ed Eva Kant e li indica ai suoi aguzzini.
Richness va a sedersi proprio vicino a Diabolik e chiede al croupier fiches da gioco. Finalmente i due pilastri del crimine sono uno di fronte l’altro.
È Richness a rompere il ghiaccio:
«Credo che ci conosciamo»
«Hai un certo fiuto»
«E tu un certo coraggio… a venire nella tana del lupo»
«Non hai bisogno di me, Richness?»
Richness lo invita a uscire per parlare in privato. Diabolik spinge la vincita all’angolo di Eva, che finge di non conoscere: «Può accettare, signora, il rispettoso omaggio di un suo ammiratore?»
Fuori dal Casinò, Richness mette a parte Diabolik dell’affare Wong e gli chiede di collaborare con lui. Ma prima che Diabolik possa dare una risposta arrivano due gorilla che gli puntano contro le pistole e lo avvisano che Eva è nelle loro mani.
Diabolik guarda all’interno della sala da gioco e si accorge che la sedia in cui sedeva la sua compagna è vuota. Ma non è nel suo stile incassare passivamente: accetta di collaborare con Richness, ma chiede in cambio, oltre la restituzione di Eva, la metà del somma promessa a Richness in quanto soltanto lui è in grado di portare via i diamanti dalla nave Vittoria, uscendone incolume.
Richness è costretto ad accettare. Ma ha qualche dubbio:
«E come porterete via i diamanti dalla nave?»
«Questo è affar mio».

Sequenza 12°
Transatlantico in navigazione – Esterno/Interno notte:
A bordo, la m.d.p. inquadra alcuni ambienti deserti che servono a dare l’impressione che i passeggeri si siano ormai ritirati nelle loro cabine.
Diabolik e gli uomini di Richness incontrano il clan dei cinesi.
Tre enormi orientali vigilano davanti a una grande cassa contenente le pietre.
«Bene bene signori, suppongo che abbiate il denaro», esordisce il loro capo.
Diabolik consegna loro la valigetta coi soldi.
I cinesi, come da accordi, sollevano la cassa e stanno per gettarla in mare quando gli uomini di Richness estraggono le pistole e sparano. Ne nasce un parapiglia: «spari, coltelli, colpi di Karatè improvvisi. È una vera strage fredda, quasi meccanica, in cui i cinesi hanno la peggio. Naturalmente Diabolik fa la parte del leone».
Il Nostro si scontra infine in un duello corpo a corpo con il capo clan, il quale indossa un anello da cui fuoriesce un lungo artiglio imbevuto di veleno: «Diabolik gli spezza il polso in modo che la punta si conficchi nell’altro braccio. Il capo cinese vacilla e cade».
Tutti i cinesi giacciono in terra massacrati.
Diabolik e i suoi compagni lasciano la nave Vittoria librandosi in volo per mezzo di quell’attrezzatura già utilizzata per la rapina alla Canadian Bank.
Hanno con sé i soldi e i diamanti.

Interno laboratorio di Diabolik:
Diabolik è con Nizan e altri due uomini di Richness. Hanno deposto la cassa coi diamanti e si stanno sfilando dalle spalle la macchina per volare.
«Il colpo è riuscito alla perfezione. Telefona al tuo capo e digli che tutto è in ordine», esordisce Diabolik.
«Non occorre più», risponde Nizan puntandogli contro la pistola «Il capo ci ha ordinato di ucciderti».
Diabolik li fissa per nulla spaventato, poi pigia con il piede un bottone sul pavimento. Le armi si staccano dalle mani dei sicari e vanno ad incollarsi sulla placca in ferro calamitata al centro della parete. Si sviluppa quindi «una colluttazione tremenda nella quale entrano in ballo strane armi, coltelli e ogni altro che si trovi nel laboratorio».
Diabolik si sbarazza dei due uomini e rimane testa a testa con il forte e crudele Nizan. Alla fine ha la meglio, e il braccio destro di Richness viene ucciso dopo una lotta selvaggia.
Appartamento di Richness – Acapulco:
Nel salone si trovano Richness, Eva, il nano e due guardie del corpo. Richness guarda impaziente l’orologio: al solito, è molto nervoso.
Il campanello suona. Nella stanza entrano due facchini i quali consegnano a Richness la grande cassa vista in precedenza. Il grande capo apre impaziente il coperchio, facendo scattare un registratore. La voce di Diabolik rimbomba nell’ambiente:
«Caro Richness come potrai notare i cinesi sono stati più furbi di te. I diamanti sono perfetti, ma per uno strano fenomeno, dopo un determinato periodo, si dissolvono, come tu starai vedendo».
I preziosi all’interno della cassa iniziano a diventare polvere. Richness guarda esterrefatto.
«Ti lascio però, dato che sono un gentiluomo e mantengo la parola, Eva».
Richness si rivolge alla donna seduta al suo fianco: «Hai visto il tuo uomo che razza di mascalzone è? Ti lascia ammazzare senza muovere un dito per salvarti».
Alla parola “ammazzare” la ragazza perde le staffe, e si toglie la maschera di Eva Kant: «Dico, non scherziamo, questo gioco sta prendendo una piega che non mi piace».
Richness è sbalordito. La falsa Eva continua: «Diabolik mi ha dato un mucchio di soldi dicendomi che deve fare uno scherzo a un amico e ho preso le sembianze di Eva Kant».
Richness è stato beffato nuovamente. La m.d.p. va ad inquadrare il nano nascosto sotto un mobile: sa che presto il padrone sfogherà la collera su di lui.
Esterno – Spiaggia italiana – Giorno:
Diabolik ed Eva Kant sdraiati al sole si stanno godendo il loro ennesimo trionfo. (Fine)

Come si evince da questa sintesi, la vicenda è completamente differente da quella poi portata sullo schermo da Mario Bava, sebbene quest’ultima riproponga alcune intuizioni: il rapimento di Eva per attirare Diabolik (qui solo simulato), il fumo usato per creare scompiglio e mettere a segno il colpo (nel film di Holt nel furto dei gioielli, in Bava in quello dei dollari), la scena della sigaretta, qui spenta sul braccio di Richness e altrove sulla schiena di Eva. Ma sono minuzie.
La violenza è pressoché assente, e comunque coinvolge solo personaggi negativi: la scena in cui Diabolik fa rinvenire un povero fattorino che aveva stordito prima di darsi alla fuga la dice lunga sugli scrupoli autocensori che hanno animato i produttori. Una prudenza fuori luogo visto il soggetto, e a tratti addirittura eccessiva: perché cassare il personaggio dell’ispettore Ginco se la riforma censoria del 1963 aveva di fatto eliminato il non rispetto delle forze armate come criterio sufficiente alla bocciatura di un film?
Al contrario, l’erotismo è un elemento costante, e abbondano donnine seminude o in costume da bagno, probabilmente imposte dai finanziatori francesi per smerciare meglio il film nei circuito delle sale Midi-Minuit. Del tutto fuori posto risultano i tanti siparietti idioti che coinvolgono l’attore Jimmy Karoubi, e a conti fatti nel film il personaggio di Richness ha più spazio di Diabolik.
Interessante la scena di lotta tra Diabolik e il lottatore cinese armato di artiglio, che sembra anticipare quella finale di I 3 dell’operazione drago/Enter the dragon e per la quale Jean Sorel prese appositamente lezioni di Karate e di Judo, ma per il resto c’è ben poco da salvare.
Il materiale filmato sembrerebbe andato perduto, ma un’abbondante documentazione fotografica è conservata al Museo del Cinema di Torino.

NOTE:
[1] Silvana Gaudio, Mature svedesi a caccia di Diabolik, in «Il Mattino», 13/9/’65
[2] Rossana Ombres, Diabolik: «Aspetto l’agente 007 per gargli fare brutta figura», in «Stampa Sera», 8/8/’65
[3] Giorgio Martini Gli occhi di Diabolik, in «Bella», 26/8/’65
[4] Questa sequenza è del tutto slegata dal resto e non sembra avere collegamenti coerenti con la storia. Parrebbe un finale alternativo del film, ma la numerazione tenderebbe ad escludere questa ipotesi. La riportiamo per pura documentazione.

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