Violenza contro la violenza (1972) di Rolf Olsen

Violenza contro la violenza (1972, Rolf Olsen)
Di Fabio Pucci


Tre anni prima del cult di Sidney Lumet, il Dog Day Afternoon cadde di venerdì, in un gelido febbraio bavarese. A tenere sotto scacco ostaggi, stampa e forze dell’ordine fu Heinz, evaso dalle spiccate posizioni anarchiche impersonato da Raimund Harmstorf, attore che tutti ricorderanno (con meno barba e ancor meno capelli) come antagonista nei primi due film con Bud Spencer diretti da Michele Lupo (Lo chiamavano Bulldozer e Uno sceriffo extraterrestre… poco extra e molto terrestre). Assieme ad Heinz, un emigrato italiano a Monaco interpretato dal nostro Gianni Macchia, la sua fidanzata (Christine Böhm) e il di lei fratello. Un colpo in banca organizzato nei minimi dettagli, poi qualcosa va storto e i cadaveri si moltiplicano, fino a una fuga in uno chalet in montagna con ostaggi al seguito (tra cui Dagmar, una proprietaria di boutique interpretata da Daniela Giordano), in attesa della resa dei conti finale.
Tratto da un fatto di cronaca verificatosi a Monaco di Baviera nell’agosto 1971, Blutiger Freitag, pellicola di culto in Germania e relativamente ignorata nel belpaese, ci appare, a posteriori, come un prodotto seminale, precursore forse involontario di numerosi noir nostrani (neppure Giulio Sacchi e compagni appaiono, in fondo, troppo distanti) e anticipatore (si suppone) casuale del pomeriggio di un giorno da cani citato in apertura, pur scontando la (non strettissima) parentela con qualche antecedente nel decennio precedente (in primis, i noir-banditeschi lizzaniani).
Sotto la produzione delle bavaresi Divina-Film e Lisa Film e della romana Cineproduzioni Daunia 70 (in quel periodo impegnata nella produzione della trilogia noir di Fernando di Leo), e col viennese Rolf Olsen (figura prolifica e versatile del bis tedesco, da lì a poco assurta a simbolo della nascente shockploitation con la realizzazione del primo Shocking Asia) in cabina di regia, il primo ciak viene battuto l’8 febbraio 1972.
Presentato alla FSK (l’organo di revisione cinematografica in Germania) in data 24 aprile 1972, il film ottiene il nulla osta di circolazione sul territorio tedesco in data 8 maggio 1972, con divieto ai minori di 16 anni, in una copia di 2561 metri. Le edizioni approntate per i mercati esteri rispecchiano tutte l’originale tedesca, eccetto quella destinata all’Italia, la quale presenta svariati tagli in scene di dialogo e rilevanti modifiche in due frangenti.

violenza contro la violenza (1)

Nel primo, una scena particolarmente nota in quanto – in versione completa – la più efferata del film, l’edizione tedesca mostra il ventre di un poliziotto deflagrare per l’esplosione di una granata, sulla quale si era buttato per salvare un bambino che, inconsapevole, aveva azionato l’esplosivo. L’edizione italiana riduce la scena al minimo indispensabile, tagliando 10” di sangue e interiora in bella vista sulle quali la macchina da presa di Olsen non esitava ad indugiare.
Altra differenza, ancor più vistosa in quanto vera e propria variante d’edizione, è rintracciabile nella sequenza erotica tra Heinz e Dagmar, in entrambi i montaggi scandita attraverso due scene (che chiameremo rispettivamente scena 1 e scena 2) separate da un (identico) segmento di raccordo. Nell’edizione tedesca la scena 1 (durata totale: 1’29”) vede il malvivente baciare in modo irruento la donna su tutto il corpo, con quest’ultima che passa progressivamente dal rigetto al piacere. Con l’inizio del rapporto sessuale il montaggio assume una forma onirica, con un susseguirsi, tra filtri e dissolvenze incrociate, di primi piani dei volti dei protagonisti, immagini di animali macellati e nebulose inquadrature di sesso saffico (interpretate da controfigure, secondo un’intervista rilasciata da Daniela Giordano). La scena 2 (36”) mostra invece l’uomo che, dopo essersi riallacciato i pantaloni, inizia a litigare con la donna, per poi stringerle il collo e sferrarle pugni violentissimi. L’urlo, percepito (fuori campo) nella stanza accanto, fornirà l’incipit per la scena successiva.
Nel montaggio italiano la sequenza è caratterizzata da una fotografia molto più cupa, probabilmente ottenuta tramite filtri aggiunti in postproduzione, e mostra un vero e proprio stupro. Ambientata in una stanza dalle pareti bianche, solo intravista a causa delle tonalità lugubri e dei piani di ripresa ravvicinati, la scena 1 (1’04”) vede Harmstorf aggredire in modo sempre più impetuoso la donna, strappandole le vesti e baciandola con violenza, finché questa non cede, lasciandosi andare tra le braccia dell’uomo. Tutta l’evoluzione onirica della scena è dunque assente, anche se possiamo osservare come il topless non controfigurato dell’attrice sia visibile solo in questa versione. La scena 2 (37”) vede la prosecuzione di quanto visto poco prima, con l’atto ancora in corso che, passato da toni passionali ad altri più violenti, culmina con lo strangolamento della donna.
Infine, ulteriori modifiche avvengono a livello di doppiaggio, soprattutto per quanto riguarda i personaggi di Gianni Macchia e Daniela Giordano. Riguardo al primo, il doppiaggio pone in secondo piano la sua italianità, stemperando varie battute, proferite da diversi personaggi, riguardo alla sua condizione di immigrato. La Dagmar di Daniela Giordano perde invece i riferimenti alla propria omosessualità, esplicitati nell’edizione tedesca attraverso alcuni scambi di battute nelle sequenze ambientate in banca. Tali riferimenti forniscono peraltro una spiegazione alla presenza di flash saffici durante la scena erotica con Harmstorf.

violenza contro la violenza (2)Tale edizione montata ad hoc per il mercato tricolore, intitolata Violenza contro la violenza, è presentata in censura in data 24 novembre 1972. La quarta sezione della Commissione di revisione cinematografica, richiede, per il rilascio del nulla osta, il seguente taglio: “La scena della violenza carnale commessa dal capo della banda contro la proprietaria della boutique e precisamente dal momento in cui egli si abbandona a carezze e baci libidi così in varie parti del corpo della donna fino al momento in cui la donna esausta e sfinita lo bacia.”. Accertato il taglio (dalla lunghezza di 62 metri), in data 29 novembre la commissione esprime parere favorevole per il rilascio del nulla osta, con divieto ai minori di 14 anni, in una copia dal metraggio accertato di 2630 metri. L’edizione in videocassetta edita dalla New Pentax, al di là di alcuni piccoli salti dovuti al cattivo stato di conservazione della pellicola utilizzata, presenta un master fullscreen (dalla durata di 86’21” in 25fps) dell’edizione italiana pre-censura, comprensiva, quindi, del taglio citato sopra. Le edizioni tedesche homevideo antecedenti al 2017 (vhs VMP e Astro, dvd MCP e Best Enterteinment, propongono invece l’edizione cinematografica tedesca, e hanno una durata in 25fps che oscilla tra i 92’20” e i 92’38” a seconda della presenza o meno del logo Gloria Film in apertura.

Nel 2015, l’etichetta Subkultur Entertainment organizza un crowdfunding per realizzare un’edizione homevideo in alta definizione del film. Raggiunta la quota prefissata e vagliati i primi materiali ottenuti dalla Lisa Film, i membri della Subkultur notano che il negativo-colonna risulta più lungo di circa cinque minuti rispetto alla copia ottica restaurata (composta impiegando materiali del negativo-scena e dell’interpositivo). Ottenuti dalla produzione tutti i materiali inerenti al film, emerge una scatola senza alcuna annotazione che si scoprirà, a sorpresa, contenere un rullo con impressi circa 5 minuti di scene mai viste, eliminate dalla produzione, in almeno un caso per probabili motivi di censura. Tra queste spicca un’ulteriore variante della scena erotica, in cui l’evoluzione onirica dell’edizione cinematografica tedesca è mostrata senza filtri né dissolvenze. In questa forma la scena ci rivela sorprendenti dettagli tecnicamente hardcore che le alterazioni visive dell’edizione cinematografica rendevano quasi impossibili da distinguere, e aggiunge inoltre una coda di 2”, con la ripresa della scena con Harmstorf e la Giordano.
Tra le altre scene ritrovate, l’incipit del dialogo tra Macchia-benzinaio e lo stesso Rolf Olsen (54”), un dialogo tra Christine Böhm e Amadeus August (1’29”), l’inseguimento tra polizia e malviventi prima dell’investimento dell’uomo in bicicletta (50”), un dialogo sentimentale tra August e Gila von Weitershausen (35”), il raduno dei quattro banditi dopo il colpo, con Macchia che esulta (29”) e il ralenti della morte di Christine Böhm (8”)

Nel primo disco della fondamentale edizione Subkultur le scene in questione sono reintegrate nell’edizione cinematografica: otteniamo così il film nella sua director’s cut (101’31” di durata, in 24fps), come originariamente concepito da Olsen prima degli interventi della produzione e della censura. Il secondo disco presenta invece sia l’edizione cinematografica tedesca (la stessa edita in Germania in videocassetta e DVD, dalla durata di 96’35” in 24fps, sia l’edizione cinematografica italiana reintegrata del taglio di censura (90′ in 24fps), il tutto sorretto da un’eccellente qualità video. Segnaliamo che la versione italiana (contenutisticamente analoga alla vhs New Pentax, al di là di talune cadute di fotogramma di quest’ultima) risulta, come specificato nelle note presenti nel blu-ray, essere stata ricostruita impiegando come copia campione un vecchio telecinema dell’edizione italiana: un frammento del riversamento pre-restauro di quest’ultimo è stato inserito tra gli extra.

Si ringrazia Giacomo Di Nicolò (Subkultur Entertainment) per la fondamentale consulenza

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