Caligola di Tinto Brass (1979) Terza Parte

Terza e ultima parte delle vicissitudini di Caligola. Che, dopo i problemi in commissione di censura, il sequestro e la condanna, si arricchiscono di un nuovo capitolo… 


Con l’amnistia del 18 dicembre 1981 si estingue il reato di oscenità di Caligola, e Rossellini può di nuovo accedere ai 160.000 metri di negativo scene in giacenza presso il laboratorio Technicolor.
Poiché sulle copie positive permane invece la confisca disposta dai giudici di Bologna e il processo è ancora in pieno corso, il produttore pensa bene di approntare un montaggio dell’opera diverso dal precedente, così da rientrare di parte dei danni economici causati dal sequestro. Revocata la licenza di distribuzione alla società PAC, viene siglato un accordo di sfruttamento tra la Felix Cinematografica e la Gaumont: nasce così Io, Caligola, che viene presentato in censura il 30 novembre 1983.
La domanda di revisione viene accompagnata da una lettera dello stesso Rossellini, che spiega nel dettaglio le ragioni e le peculiarità di questo nuovo montaggio, di una quarantina di minuti  più corto rispetto a quello passato in censura nel 1979:
«La istante [Felix Cin. ] ha realizzato nel ’76 nella veste di produttore il film Caligola […]. Tale film è attualmente in programmazione da 5 anni nei seguenti paesi: Austria, Australia, Belgio, Brasile,  Canada, Colombia, Danimarca, Equador, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Giappone, Germania […] e ad oggi è arrivato ad un incasso di sala di circa 80 milioni di dollari. Esso è in assoluto il film italiano che ha realizzato i maggiori incassi esteri.
A seguito della domanda di revisione del 9/7/79 codesto Ministero concedeva in data 10/7/79 il nulla osta di proiezione […] ma iniziata la programmazione in provincia di Forlì, il film veniva sequestrato e poi dissequestrato. Su osservazione della predetta autorità il sig. Franco Rossellini […] si accingeva ad effettuare sulla copia dissequestrata delicatissimi lavori sulla scena per eliminare, con adeguamenti tali da evitare squilibri al racconto e alle espressioni artistiche del film, qualunque segno di eventuale possibile oscenità, quando, inopinatamente, la distributrice cinematografica per il territorio italiano PAC iniziava di sorpresa lo sfruttamento del film nella versione prima sequestrata, contro la volontà del produttore, talché il film veniva sottoposto nuovamente a sequestro per il reato di spettacolo osceno […] ed in pendenza penale dello stesso è stato mantenuto il sequestro delle copie positive del film nella versione sfruttata dalla PAC, che è quella autorizzata dal Ministero.io, caligola
La Felix Cinematografica, proprietaria ed esclusiva titolare di tutto il materiale sensibile negativo e positivo mai utilizzato nella versione sottoposta a sequestro […], ha realizzato una separata edizione e versione del tutto distinta dalla precedente per diversità, originalità e montaggio fotogrammi per quanto attinente il “corpus meccanicum” (comprendente anche materiale di repertorio), nonché per essere stati innovati tutti gli elementi costitutivi dell’opera collettiva quali:

 
Il titolo
2) Rimontaggio positivo s.c. (ad opera di Micarelli)
Commento musicale seconda edizione (ad opera di Renzo Rossellini)
Rimontaggio colonna musica
Registrazione effetti sala
Rimontaggio effetti speciali
Deve dunque ritenersi che l’opera, così come realizzata, deve intendersi un “quid novi” rispetto a quella oggetto di sequestro».
Rossellini naturalmente omette di dire che in molti stati esteri Caligola ha suscitato le medesime reazioni indignate dell’Italia: negli Stati Uniti ad esempio il viceprocuratore generale di Fulton (Georgia), Mc Cauliff, ne chiese a gran voce il sequestro e la distruzione delle copie e con lui la “Morality Media Inc.”, l’associazione nazionale statunitense contro l’oscenità nel cinema.
Il 4 gennaio 1984 comunque la V Sezione di Revisione Cinematografica invia un telegramma al Gabinetto dell’Onorevole Ministro dove, riassumendo in sintesi le vicende del film, chiede  se sia possibile o meno accogliere la domanda presentata da Rossellini: «Data la complessità della materia si rimette l’esame del caso alla valutazione di codesto Ufficio di Gabinetto e si resta in attesa di conoscere se sia ammissibile l’esame di una seconda edizione del film nel presupposto che sarà verificato a suo tempo dalla competente Commissione che trattasi di materiale filmico diverso da quello oggetto del provvedimento di confisca».
La risposta positiva arriva poco dopo dall’Ufficio Legislativo del Ministero dello Spettacolo: «Ritengo che non vi sia alcuno ostacolo giuridico a consentire la presentazione dell’opera al visto censura. Sia che l’opera si intenda quale rielaborazione sia, a maggior ragione, che la si intenda quale opera nuova […]. Sarà compito esclusivo della Commissione designata a decidere se verificare o meno la corrispondenza del contenuto dell’opera presentata al film Caligola».
La notizia che la domanda del visto è stata accolta infastidisce sia gli amministratori della PAC che quelli della Penthouse, i quali, tramite l’avvocato Gianni Massaro, cercano vanamente di far bloccare la pellicola. «Vi significo formalmente che i miei assistiti», scrive l’avvocato il 20 gennaio 1984, «non hanno mai acconsentito né acconsentono ad alcuna manipolazione della originale versione e del residuo materiale del film Caligola, né alla realizzazione di altra versione del film stesso che, a quanto pare, sarebbe stata approntata e presentata nel più assoluto riserbo dalla Felix Cinematografica per l’ottenimento del nulla osta […]. I miei assistiti predetti si oppongono, pertanto, riservandosi ogni azione, alla revisione cinematografica per l’ottenimento del visto censura per qualsiasi eventuale nuova edizione del film Caligola, che nella sua versione originale è ancora sottoposto al giudizio del magistrato penale».

Gli appelli delle società vengono pressoché ignorati e il 16 marzo 1984 Io, Caligola viene sottoposto al giudizio della VII Commissione di primo grado, che alza però bandiera bianca, ammettendo l’incapacità di determinare nello specifico la difformità della copia presentata rispetto a quella sottoposta a sequestro.
Il 23 marzo 1984 la stessa commissione visiona nuovamente il film e confrontandolo con la vecchia versione arriva a un giudizio:
«Visionato il film Caligola (versione originale), rilevato che alcune scene di questo (e in particolare quelle ritenute dalla Corte di Appello di Bologna del 28/4/’82 determinanti ai fini dell’individuazione della fattispecie delittuosa incriminata) non risultano nel film Io, Caligola […], procede alla votazione sulla questione preliminare della corrispondenza o meno dell’opera presentata al film Caligola […]. A maggioranza la Commissione ritiene che il film oggetto di esame non sia corrispondente alla versione originale (film Caligola) sì da precluderne l’esame ai fini della concessione del n. o.».
Alcuni membri contestano il rilascio del visto: il dr. Maccagatta e con lui lo sceneggiatore Giovanni Simonelli, presente in Commissione, rilevano come la nuova versione «ripete nella sostanza e per gran parte anche nei particolari la precedente pellicola, il cui ethos rimane immutato, ethos al quale si è senza dubbio rifatta la sentenza della Corte di Appello di Bologna».

caligola film

Il rilascio del nulla osta di programmazione viene quindi subordinato al taglio di diverse scene e inquadrature, per un totale di 177,40 metri. Di seguito vi proponiamo l’elenco così come riportato nel verbale della seduta:
1° Rullo:
Scena in piscina, membro del senatore
Scena in piscina, Tiberio vestito di rosso tra i suoi cortigiani
Scena in piscina, donna che si rivolta nell’acqua
Scena in piscina, Tiberio vestito di bianco parla con Caligola
Scena in piscina, vestizione di Tiberio
Scena in piscina, al termine della vestizione abbraccio tra Tiberio e Caligola
Tiberio e Caligola camminano tra i cortigiani intenti in attività sessuali
Scena di orgia dei cortigiani
Seconda scena di orgia dei cortigiani

2° Rullo:
Caligola e Tiberio fra esseri umani mostruosi; uomo cavallo e altri mostri fra cui la donna con tre occhi
Corpo di donna uccisa, nuda, che viene riposta a terra e altre scene di persone nude a terra o impalate e crocifisse
Uomini che si lavano col fango
Donna nuda che lava per terra
Torture varie

3° Rullo:
Scena di Caligola che orina

4° Rullo:
Caligola sodomizza Cesonia, sua futura sposa
Scena del gioco del taglio della testa nello stadio
Taglio di una testa ravvicinato
Taglio di una testa in lontananza
Matrimonio di Lidia e Proculo: scena dello stupro dei due sposi da parte di Caligola

6° Rullo:
I cani mangiano il pene di Proculo ucciso
La testa del bambino fuoriesce dal corpo di Cesonia che partorisce
Caligola bacia il corpo della sorella morta

7° Rullo:
Scena del bordello sul galeone: negro che balla, donna nuda ripresa da dietro in atti sessuali.
Il 29 marzo 1984 Io, Caligola ottiene il visto di censura e due giorni dopo esce nelle sale.
Un’uscita a tambur battente: si parla di oltre ottanta copie distribuite in contemporanea e la pubblicità sui giornali promette emozioni forti. Ma l’inghippo si scopre presto: «Non date retta alla pubblicità», scrive Michele Anselmi sulle pagine del quotidiano L’Unità, «questo Io, Caligola non è “il film che avreste voluto vedere e che non avete mai visto”. È soltanto una scaltra operazione commerciale orchestrata da Franco Rossellini produttore e proprietario del proibitissimo film sul “folle” imperatore romano che uscì sugli schermi italiani nel 1979 per restarvi, grazie alla solita denuncia per oscenità, solo due giorni e mezzo […]. Intendiamoci, fa sempre piacere registrare la sconfitta dei bacchettoni che pretendono di salvaguardare il cosiddetto “comune sentimento del pudore”, ma nel caso di Caligola le cose stanno in un modo un tantino diverso. Perché il film che da sabato circola in mezza Italia […] col titolo un po’ cambiato (c’è un Io in più) e distribuito dalla sfibrata Gaumont non è esattamente il Caligola che conosciamo e che provocò lo scandalo e la conseguente messa al bando. All’edizione attuale mancano per l’esattezza 40 minuti […]. Dei tagli la pubblicità non parla ovviamente».
Nello stesso articolo Anselmi si sofferma sulle reazioni degli spettatori accorsi in sala: taluni sbadigliano, altri sghignazzano; e sottolinea come il film, senza le scene che lo hanno reso celebre, sia una sorta di scatola vuota, privo di mordente e di interesse.
Ma il Procuratore Capo di Forlì, Mario Angeletti, il 3 aprile 1984 ne ordina lo stesso il sequestro su tutto il territorio nazionale per «la palese oscenità nel suo complesso con reiterazioni di immagini di rapporti sessuali anche innaturali, e scene raccapriccianti e di carattere violento».
Probabilmente al procuratore è bastato il titolo per emettere il mandato.
Franco Rossellini si dichiara «sdegnato» ai microfoni della stampa, giurando di non fare più film in Italia.
Come dargli torto?

3/Fine.

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